Bollette luce non pagate: cosa succede?

Si stima che l’insoluto totale delle bollette elettriche non pagate dai morosi si aggiri addirittura attorno al miliardo di euro, una cifra-monstre. Ma non tutti sono dei veri “cattivi pagatori”, come sono chiamati in gergo questi soggetti. Può capitare di trovarsi semplicemente in un momento di difficoltà economica e di non riuscire a pagare in quel momento le bollette della luce. Oppure può succedere di non pagare quanto dovuto a causa del mancato ricevimento della bolletta per colpa di un servizio postale negligente. Ecco cosa succede in caso di mancato pagamento delle bollette elettriche.

La morosità è un problema che interessa attualmente circa un milione di famiglie italiane. Se non si paga la bolletta della luce si rischia di vedersi staccare la luce. Ma non subito: si va infatti per gradi. In pratica, l’utente riceve prima una diffida, poi un calo di tensione e infine la sospensione della fornitura. Inoltre, chi paga in ritardo la bolletta della luce si vede addebitare gli interessi annuali che sono pari al tasso ufficiale comunicato dal Ministero aumentato del 3,5% (quindi non sono mai inferiori al 3,5%).

Ad esempio, come recita la Carta dei servizi di Enel “In caso di morosità è prevista la sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica. La sospensione è preannunciata al Cliente con avviso inserito nella bolletta o con apposita comunicazione. Essa ha luogo in caso di mancato pagamento entro un ulteriore, congruo periodo di tempo da detto avviso. La sospensione non viene eseguita qualora il Cliente dimostri, al personale ENEL incaricato dell’intervento tecnico, di aver già pagato tutto il dovuto”.

Nel caso dell’Enel, “La riattivazione della fornitura avviene entro il giorno lavorativo successivo alla data di dimostrazione del pagamento (salvo casi di forza maggiore)”. In pratica, se non si rispetta la scadenza di pagamento di una bolletta, e non si provvede al pagamento dopo aver ricevuto l’avviso, viene abbassata al 15% la potenza disponibile e dopo un ulteriore avviso, se si continua a non pagare, c’è il distacco della corrente per morosità (dalla scadenza della bolletta possono essere trascorsi anche più di 40 giorni).

Tutto ciò è vero, più in generale, per tutti i fornitori di energia elettrica. Se il ritardo nel pagamento della bolletta della luce è solo di pochi giorni rispetto alla data prevista, questo non comporta nessun tipo di conseguenza o penale. Viceversa, nel caso in cui il ritardo è superiore ai sette giorni, il fornitore può avviare la procedura per la cosiddetta “messa in mora”. I passi previsti dalla procedura per la messa in mora sono differenti e dipendono dalla risposta positiva o negativa del consumatore.

Per prima cosa, infatti, il fornitore di energia elettrica invia al cliente una lettera di sollecito, nella quale si evidenzia il mancato pagamento di una determinata bolletta e si riporta una nuova data di entro la quale saldare il conto. Inoltre, viene sempre indicata una modalità per effettuare la comunicazione dell’avvenuto pagamento, solitamente inviando via fax una copia della ricevuta: questa procedura permette di velocizzare le pratiche di eliminazione del cliente dalla lista di clienti morosi.

Infine, sulla lettera inviata dal fornitore sono indicate anche le modalità di sospensione della fornitura in caso di mancato pagamento nonostante il sollecito. Va sottolineato che in ogni caso, nel momento in cui il fornitore decida di ricorrere alla sospensione della fornitura, anche quest’ultima scelta dovrà essere comunicata tramite raccomandata. Non si può interrompere una fornitura senza preavviso a meno che il cliente non abbia manomesso il contatore o usato l’elettricità in maniera fraudolenta.

Se in seguito non si è provveduto al pagamento della bolletta elettrica, la società di fornitura può decidere di staccare l’utenza luce. Tuttavia, nel momento in cui il cliente salda il proprio debito, questa può venire nuovamente riattivata in maniera regolare, come vedremo. Va sottolineato che, nella maggior parte dei casi, i fornitori non procedono subito al completo distacco ma a una riduzione della potenza. Questa soluzione consente di affrontare la questione senza creare troppi problemi all’utente.

Il contatore elettronico telegestito permette una rapida riattivazione della fornitura.

Riattivazione della fornitura elettrica

Se la fornitura elettrica è stata sospesa per morosità per poterla riattivare bisogna innanzitutto procedere al pagamento delle somme dovute. Dopodiché è opportuno comunicare tempestivamente l’avvenuto pagamento al gestore attraverso i canali dedicati, come fax o numeri telefonici dedicati ai quali dettare gli estremi del pagamento.  Entro due giorni dalla suddetta comunicazione l’utenza deve essere riattivata, altrimenti il gestore dovrà risarcire il cliente con il cosiddetto “indennizzo automatico”.

La società di fornitura è tenuta, come detto, a riattivare l’utenza staccata entro due giorni. In caso di ritardo della riattivazione da parte del fornitore, il cliente può scegliere un risarcimento variabile tra i 35 e 105 euro a seconda del numero di giorni di ritardo. In pratica, l’indennizzo previsto dalla normativa è di 35 euro se la riattivazione avviene all’interno del doppio dei giorni previsti; 70 euro per riattivazioni eseguenti entro il triplo dei giorni previsti; 105 euro se viene superato il triplo del tempo previsto.

In pratica, il venditore che riceve l’attestazione di pagamento del cliente deve subito inviare al distributore (tramite fax o e-mail) la richiesta di riattivazione della fornitura. Se il venditore riceve dal cliente tale attestazione dopo le ore 18:00 di un giorno feriale, l’invio al distributore può avvenire il giorno successivo. Il distributore deve procedere a riattivare la fornitura entro un giorno feriale dal ricevimento della richiesta da parte del venditore (un giorno lavorativo se il contatore è telegestito).

Se invece della disattivazione è stata effettuata una riduzione della potenza disponibile inferiore al 15%, la riattivazione deve avvenire entro un giorno lavorativo. Se per responsabilità del distributore la fornitura viene riattivata oltre il tempo previsto, il cliente deve ricevere l’indennizzo automatico. Si può evitare di incorrere in ritardi, solleciti, messe in mora o interruzioni del servizio di fornitura con la domiciliazione bancaria, autorizzando la propria banca al pagamento delle bollette appena emesse.

Esiste tuttavia, una particolare classe di utenti, definiti in gergo “non disalimentabili”, per i quali le procedure per la messa in mora sono più complesse. L’ARERA, ovvero l’Autorità di Regolazione per l’Energia, le Reti e l’Ambiente, ha definito le classi di utenze non disalimentabili che, oltre agli ospedali, le case di cura, le scuole e altri enti che prevedono servizi di assistenza di vario tipo, comprendono tutti gli utenti domestici che necessitano di macchine salvavita connesse all’impianto elettrico di casa.

Ma le problematiche legate al mancato pagamento delle bollette ENEL non si chiudono con il semplice “taglio di corrente”. Infatti, la compagnia elettrica chiederà all’utente tutti gli arretrati non pagati. La bolletta della luce ha avuto, tradizionalmente, una prescrizione di cinque anni, ma la legge di Bilancio 2018 ha portato la prescrizione a due anni, sia per quanto riguarda le bollette mensili che per i conguagli. Ciò significa che oggi il fornitore può chiederti solo gli arretrati degli ultimi due anni.

Infine, se vuoi risparmiare sulle tue bollette di luce e di gas con una scelta “intelligente” e informata dei rispettivi fornitori, ti suggerisco la guida più completa e aggiornata sull’argomento (accompagnata da un comparatore di prezzi), che puoi trovare qui. Perché continuare a pagare l’energia, infatti, ben più della media?

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