Contratto luce con firma falsa: è nullo?

Alcuni consumatori si sono visti recapitare una bolletta per la fornitura della luce da un gestore diverso dal proprio. Contattato il relativo call center, si sono sentiti rispondere che erano in possesso di un contratto firmato che li autorizzava a fornire il servizio. Ma la firma apposta sul contratto è palesemente falsa non avendo mai firmato nulla. In questi casi, occorre contestare al nuovo fornitore l’accaduto chiedendo copia del contratto che conterrebbe la firma, in modo da procedere a denunciare penalmente l’accaduto (contro ignoti), e chiedere l’immediato ripristino del servizio con il precedente fornitore.

Il fenomeno di contratti luce e/o gas veri con firme false per intascare le provvigioni all’insaputa del cliente che si ritrova con un gestore mai cercato né voluto è tutt’altro che raro in Italia. Ma per l’agente procacciatore di agenzie locali (che lavorano spesso per fornitori nazionali di energia) che è coinvolto in simili vicende si configura il reato di truffa e falso materiale in scrittura privata. La denuncia contro ignoti e l’indicazione dell’agenzia territoriale che ha firmato il contratto può aiutare a “incastrarlo”.

In pratica, l’agenzia incaricata da un gestore di acquisire nuovi clienti, grazie a uno o più suoi agenti procacciatori entra in possesso dei codici necessari a concludere l’iter di attivazione di un contratto, e procede all’insaputa del cliente. Gli agenti fanno ad esempio firmare all’utente un modulo di cui non gli viene rilasciata copia, oppure con una telefonata richiedono i codici identificativi dell’allacciamento che si trovano in calce alle bollette dopodiché appongono delle firme palesemente false.

I consumatori sono spesso bersaglio di venditori di nuovi contratti con pochi scrupoli, che provano a intercettare nuovi clienti attraverso il porta a porta, oppure mediante l’affissione di avvisi nei condomini che annunciano visite di un “incaricato Enel” per firmare contratti con cui “bloccare il prezzo dell’energia”, o ancora mandando “incaricati alla lettura del contatore” che, con qualche scusa, fanno appunto poi firmare un misterioso modulo di cui non viene rilasciata copia alla vittima.

Spesso la vittima, che di solito è una persona anziana o vulnerabile, si accorge della truffa – ovvero del contratto stipulato a sua insaputa – quando riceve la prima bolletta dal nuovo fornitore non richiesto e chiede lumi alla compagnia in questione. Ma, se la firma apposta sul contratto è falsa e l’utente, appena scoperta la cosa inoltra reclamo al fornitore, la società coinvolta, e le agenzie da essa incaricate dei contratti, possono venire condannate alla restituzione di quanto pagato dall’utente.

Infatti, come stabilito da sentenze civili che hanno condannato in simili circostanze le società fornitrici di energia, “una firma falsa su un contratto energetico impedisce al gestore di chiedere il pagamento delle fatture relative a quel contratto”. Come sostengono gli avvocati che hanno portato avanti tali battaglie: “Queste pronunce del Tribunale chiariscono che i cittadini non devono pagare nulla in caso di forniture non richieste e devono sempre vedersi restituito quanto illegittimamente pagato”.

Ad esempio, nel 2016 il Tribunale di Benevento ha condannato Enel Energia a risarcire un cittadino difeso da un’associazione di consumatori, il Movimento Difesa del Cittadino. E, richiamandosi al Codice del Consumo (art. 57 oggi  sostituito dall’art 66 quinques), il Tribunale ha confutato indirettamente anche la tesi dell’Autorità dell’Energia espressa nella Delibera n.153/12 secondo cui  il consumatore che non richiede alcun servizio debba comunque pagare l’energia, anche in caso di truffa”.

Al fine di dimostrare, nell’ambito di un iter giudiziario, la contraffazione della firma nei contratti luce e gas – che è un reato, oltre che una pratica commerciale scorretta – e ottenere il risarcimento di quanto indebitamente sborsato è di solito fondamentale una perizia grafica effettuata da un grafologo esperto tramite il confronto con firme o documentazioni comparative fornite dalla vittima. Se il grafologo potrà dimostrare la contraffazione, il contratto in questione risulterà nullo.

Naturalmente, se l’utente ha qualche sospetto sulla persona responsabile della contraffazione, una ulteriore perizia grafologica potrebbe risultare utile al fine di verificare se questa è il falsificatore, sempre confrontando la firma da disconoscere con delle firme o scritture del soggetto sospettato. In questo modo si può essere risarciti o quanto meno tutelati riportando una grande vittoria, come è successo a quelle persone che hanno rivolto denunce contro ENI, Enel Energia, Acea, HERA, etc.

Si noti che gli agenti procacciatori spesso acquisiscono anche i dati sensibili dell’utente, compresa la copia della carta d’identità del cliente, dove è apposta anche la firma in calce. Infatti, solitamente gli agenti sono multimandatari, per cui rappresentano diverse compagnie e ne conservano i dati. In passato gli unici responsabili della falsità dei contratti rimanevano gli agenti, puntualmente denunciati, ma oggi la responsabilità dei falsi contratti è riportata dalle sentenze alle società di gestione.

In pratica, se scoprite la truffa della firma falsa su di un vostro contratto di utenza, sarà sufficiente contestare al nuovo fornitore il contratto che ancora risulta non recapitato, fare una bella denuncia all’Autorità giudiziaria e inoltrare una richiesta del ripristino del vecchio fornitore di energia elettrica e/o gas. È bene rivolgersi anche ai legali dello Sportello della Difesa del Cittadino, perché una firma falsa non dà diritto alla società energetiche di emettere fatture e richiederne il pagamento.

Dunque, il cliente vittima del raggiro deve immediatamente sporgere querela (ha infatti tre mesi di tempo dal momento in cui ha scoperto “la truffa”, che potrebbe essere l’arrivo della prima bolletta del nuovo fornitore o di una copia del contratto con la firma falsificata), oppure farla preparare da un legale. Ovviamente, nella denuncia occorre essere molto precisi e puntuali sulla cronistoria dei fatti, cercando di integrarla con la documentazione in proprio possesso (e-mail e quant’altro).

Per quanto riguarda l’azione da intraprendere nei confronti del nuovo fornitore, conviene inviargli subito una diffida nella quale dire che il contratto inviato è un contratto mai sottoscritto di proprio pugno. Occorre poi diffidare la società a fare gli opportuni accertamenti ed a richiedere i chiarimenti necessari al loro agente. E chiedere lo storno immediato delle eventuali fatture emesse, minacciando l’immediata denuncia penale, e la risoluzione e/o annullamento del contratto di fornitura.

Inoltre, i consumatori utenti che ricevono bollette da un fornitore non richiesto devono anche richiedere copia del presunto contratto da loro firmato, perché in caso di apposizione di firma falsa hanno il diritto di sporgere denuncia (sia ai fini penali che civilistici, dato che ciò fa insorgere il diritto al risarcimento del danno), nonché di chiedere al Giudice di Pace un risarcimento anche del danno morale sia da parte della società “madre” che della società che si è occupata di procacciare il contratto.

Infine, se vuoi risparmiare sulle tue bollette di luce e di gas con una scelta “intelligente” e informata dei rispettivi fornitori, ti suggerisco la guida più completa e aggiornata sull’argomento (accompagnata da un comparatore di prezzi), che puoi trovare qui. Perché continuare a pagare l’energia, infatti, ben più della media?

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