Cosa è il “servizio di salvaguardia” per l’energia?

Il “servizio di salvaguardia”, fino a poco tempo fa per lo più sconosciuto al grande pubblico, sarà sempre più protagonista del mercato dell’energia elettrica, per chi non vuole (o non può) passare al mercato libero. Tuttavia, se per alcuni clienti domestici e piccole aziende, soprattutto del Nord Italia, il passaggio a tale regime potrebbe non essere particolarmente traumatico o addirittura può proteggerle dalle incognite del mercato libero, in altre regioni (specie del Sud) rimanere sul medio e lungo termine in tale regime potrebbe risultare pressoché impossibile, per i crescenti sovrapprezzi che esso comporta.

Il cosiddetto “Servizio di Salvaguardia” garantisce la fornitura di energia elettrica ad una particolare tipologia di utenti: coloro che non hanno ancora scelto un fornitore del libero mercato. Inizialmente, il servizio di salvaguardia era rivolto solo alle medie e grandi aziende, le quali non avevano diritto al regime di maggior tutela con tariffe regolate dall’Autorità per l’energia, e che talvolta erano “cattive pagatrici”, per cui venivano rifiutate come clienti dai fornitori del mercato libero.

A partire dal 1° luglio 2020, però, con l’abolizione del servizio di maggior tutela, il servizio di salvaguardia è rivolto anche alle rimanenti categorie di utenti, ovvero i clienti domestici e le piccole aziende. In pratica, chi entro tale data non è passato al libero mercato si vedrà d’ufficio collocato nel regime di salvaguardia. Dunque non subirà alcuna interruzione di energia, ma semplicemente la bolletta elettrica potrà essergli inviata da un fornitore diverso, vincitore di un’asta pubblica fatta ogni 2 anni.

A partire dal 1° luglio 2007, infatti, grazie al decreto Bersani che ha avviato la liberalizzazione del mercato dell’energia, tutti i clienti al di sotto di una certa “taglia” hanno avuto la facoltà di scegliere il proprio fornitore sul mercato libero. Nel caso in cui il cliente non esercitasse questa facoltà sono state previste norme e strumenti di tutela per garantire la regolare continuità dell’erogazione del servizio e l’applicazione di prezzi ragionevoli, nell’ambito del già citato “regime a maggior tutela”.

In pratica, potevano avere il regime a maggior tutela: (1) tutti i clienti finali domestici; (2) le piccole imprese, purchè tutti i punti di prelievo nella titolarità della singola impresa fossero connessi in bassa tensione;  (3) i clienti finali titolari di applicazioni relative a servizi generali utilizzati dai clienti di cui ai precedenti punti 1 e 2, limitatamente ai punti di prelievo dei medesimi servizi generali (per esempio, si pensi al caso dell’illuminazione di scale condominiali e degli ascensori).

Erano definite “piccole imprese” i clienti finali, diversi dai clienti domestici, aventi meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro. L’identificazione delle piccole imprese avveniva mediante dichiarazione sostitutiva rilasciata dal legale rappresentante dell’impresa o dal soggetto che richiedeva la fornitura di energia elettrica. I prezzi di riferimento per la fornitura di energia elettrica nel regime di maggior tutela sono sempre stati fissati dall’Autorità preposta.

Il Servizio di Salvaguardia, invece, è stato istituito per le aziende (clienti con Partita IVA) che non abbiano già optato per un fornitore del libero mercato e abbiano almeno una utenza sul territorio nazionale in media tensione, o un fatturato annuo superiore ai 10 milioni di euro, o più di 50 dipendenti. Tale regime, quindi, inizialmente non riguardava gli utenti domestici ed è stato istituito per evitare che un cliente aziendale restasse sprovvisto di elettricità (donde il nome di “salvaguardia”).

Nel mercato libero il prezzo si forma dall’incontro di domanda e offerta (se le società non fanno “cartello”). Nel regime di salvaguardia no.

A partire dal 1° luglio 2020, il servizio a maggior tutela è abolito, per cui anche gli utenti domestici e le aziende con meno di 50 dipendenti, con la consegna dell’energia in bassa tensione (230 V-400 V) e con un fatturato annuale o un totale di bilancio inferiore ai 10 milioni di euro, se dal servizio a maggior tutela non scelgono di passare al mercato libero finiscono “d’ufficio” nel servizio di salvaguardia, ovvero avranno come nuovo fornitore il vincitore di un’asta pubblica indetta dall’Acquirente Unico.

L’Acquirente Unico, infatti, è per legge la società garante della fornitura di energia elettrica per i clienti del “mercato di salvaguardia” e del “mercato di maggior tutela”. È una società per azioni del gruppo Gestore dei servizi energetici (GSE S.p.A.). Il compito di Acquirente Unico è quello di acquistare energia elettrica alle condizioni più favorevoli sul mercato e di cederla alle imprese di vendita al dettaglio per rifornire gli utenti domestici e le piccole imprese che non acquistano sul mercato libero.

Quindi, i clienti domestici e le piccole aziende che rientrano nelle condizioni illustrate in precedenza riceveranno una comunicazione in cui viene confermata l’attivazione del servizio di salvaguardia e saranno indicate le relative condizioni applicate. Ciò può provocare parecchia confusione nelle persone poco informate, perché chi in regime di maggior tutela riceveva la bolletta da un dato fornitore (ad es. Enel), in regime di salvaguardia può riceverla da una società diversa (ad es. Hera).

Naturalmente, se si finisce nel regime di salvaguardia e si ritiene di pagare l’energia troppo, si può in qualsiasi momento passare al mercato libero, scegliendo il fornitore che si preferisce. Allo stesso modo, se si passa al mercato libero e non ci si trova bene, già dopo un paio di mesi (sostanzialmente i tempi tecnico-amministrativi) si può tornare in regime di salvaguardia facendone richiesta all’esercente unico in quel momento per la propria regione, senza alcuna interruzione della fornitura elettrica.

Nel regime di salvaguardia, il fornitore unico che fornirà il servizio di salvaguardia in una determinata regione viene scelto tramite un’asta pubblica effettuata ogni 2 anni. Dato che fra i clienti del servizio di salvaguardia vi sono anche clienti con difficoltà finanziarie o “cattivi pagatori”, il maggior rischio corso dai fornitori ha un costo. Esso viene remunerato con un sovrapprezzo a MWh, il cosiddetto “parametro Ω”, posto come base nelle gare d’asta indette dall’Acquirente Unico.

La seguente figura riporta la serie storica degli ultimi anni, regione per regione, per quanto riguarda il valore del parametro Ω. Anche se i valori del 2020non sono ancora noti, è evidente che in alcune regioni il valore è già elevato. Inoltre, in alcune regioni ancora più preoccupante è il trend in rapida crescita del parametro in questione, che non fa prevedere nulla di buono per il futuro. Ciò è l’effetto delle imprese con delle difficoltà finanziarie, meno gradite ai fornitori, e presenti soprattutto al Sud.

La serie storica degli ultimi anni del parametro Ω per le varie regioni italiane. Si notino le grandi differenze nel tempo e fra le varie regioni. (nostra elaborazione su dati ARERA)

Come si vede, il mercato di salvaguardia è di fatto diventato il mercato dei clienti morosi, con una crescita in alcuni casi quasi esponenziale dei valori del parametro Ω, che ha portato i costi della componente energia a livelli inaccettabili (in alcuni casi a raddoppiare). Inoltre, vengono accentuate in maniera lacerante le disuguaglianze territoriali, con il Sud – nonostante sia ricco di fotovoltaico ed eolico – ancora una volta fortemente penalizzato, un po’ come avviene per le assicurazioni RCA auto.

Il problema di fondo, per chi sta valutando se passare al mercato libero o, invece, rimanere nel regime di salvaguardia all’abolizione del mercato a maggior tutela, è che il sovrapprezzo legato al parametro Ω si riferisce alle medie e grandi aziende, che chiaramente sono in difficoltà in questo periodo e che possono anche fallire. Tuttavia, non pare corretto che a scontare tale sovrapprezzo siano anche agli utenti residenziali (o domestici), che costituiscono tutt’altra categoria.

Dunque, anche se ancora non conosciamo il parametro Ω per il 2020, è chiaro che in alcune regioni – site essenzialmente, nel Nord Italia – rimanere nel regime di salvaguardia sarà un modo sicuro per pagare di più l’energia rispetto alle migliori offerte del mercato libero (per chi sa individuarle). Invece nel resto d’Italia, e in particolare nel Sud Italia, il passaggio al mercato libero potrebbe essere una scelta quasi obbligata, se si vuole evitare un salasso.

Puoi trovare maggiori informazioni sull’argomento e, soprattutto, abbattere notevolmente la tua bolletta energetica con la guida pratica alla scelta del fornitore luce e gas sul mercato libero, che puoi trovare qui. Non capisco, infatti, perché in Italia si debba continuare a pagare l’energia più che in tutta l’Europa!

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