Elettricità: meglio Mercato Libero o Maggior Tutela?

Come evidenziato nel documento del 2015 “Monitoraggio Retail: Rapporto annuale” redatto dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (all’epoca AEEGSI, oggi ARERA), ovvero dal massimo organismo pubblico esistente in Italia sull’argomento, nel settore delle utenze elettriche domestiche il Mercato Libero è risultato essere molto più caro di quello a Maggior Tutela, cioè con tariffe fissate dall’Autorità: infatti, già nel periodo 2012-13, il Mercato Libero costava, in media, il 15-20% in più del Mercato tutelato. La situazione non potrà che peggiorare con l’eventuale abolizione del mercato a Maggior Tutela.

Il citato Rapporto dell’Autorità per l’energia sintetizza, per gli anni 2012 e 2013, gli esiti dell’attività di monitoraggio della clientela di massa (“retail”) svolta da tale organismo nell’ambito dell’attività di regolare e sistematica osservazione delle condizioni di funzionamento del mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica e di gas naturale. Esso contiene anche delle sezioni dedicate al monitoraggio del fenomeno dei contratti non richiesti, che è stato in costante aumento negli ultimi anni.

Le evidenze riscontrate in materia di struttura dell’offerta e dinamiche concorrenziali nel settore della vendita alla clientela di massa hanno indicato che la maturità e la concorrenzialità del mercato ha raggiunto livelli disomogenei nei due settori – elettricità e gas – e, nell’ambito di ciascun settore, difformi per tipologia di cliente. In particolare, nel settore elettrico, l’analisi ha evidenziato condizioni concorrenziali uniformi sul territorio nazionale assai disomogenee per le varie tipologie di clienti.

Infatti, l’attività di vendita ai clienti in “Media Tensione altri usi” – cioè ai clienti più energivori, come l’industria e le grandi e medie imprese – è risultata caratterizzata da condizioni di effettiva concorrenza, come desumibile dagli indici di concentrazione e dalla frequenza con cui i clienti cambiano fornitore (il cosiddetto “switching”). Inoltre, nel biennio analizzato, il primo operatore del settore ha detenuto una quota di mercato libero di poco inferiore al 10% dei volumi venduti ai clienti finali.

Infine, come evidenzia il rapporto dell’Autorità per l’energia, la dinamicità dei clienti in “Media Tensione altri usi” è risultata essere più intensa rispetto agli altri clienti analizzati: nel solo 2013, i passaggi tra modalità di fornitura operati da tali clienti sono stati pari a circa il 27,3% del totale, risultato di un tasso di clienti che hanno cambiato fornitore sul mercato libero pari a circa il 21,6% del totale e di passaggi nell’ambito del servizio di salvaguardia pari a circa il 5,6% del totale.

Sono emerse invece indicazioni di segno opposto circa il grado di concorrenzialità nell’attività di vendita ai clienti connessi in Bassa Tensione (BT), che comprendono i clienti domestici ma anche le piccole imprese e partite Iva (ovvero i clienti cosiddetti, in gergo, “Bassa Tensione altri usi”). In particolare, secondo il rapporto, i risultati dell’analisi svolta dall’Autorità circa le condizioni di fornitura di energia elettrica ai clienti domestici possono essere sintetizzate come segue:

  • In primo luogo, il servizio di Maggior tutela costituiva la modalità di fornitura prevalente per tale tipologia di clienti finali: il 75% dei clienti domestici, nel 2013, preferiva tale modalità di approvvigionamento rispetto alle alternative disponibili sul mercato libero;
  • In secondo luogo, il fenomeno dei rientri nel servizio di Maggior Tutela, da parte di clienti finali che in precedenza si approvvigionavano sul mercato libero, presenta dimensioni non trascurabili: per ogni 7 clienti domestici che hanno lasciato il servizio di Maggior Tutela nel 2013, uno vi è rientrato;
  • In terzo luogo, gli esercenti del servizio di Maggior Tutela appaiono ancora godere, rispetto ai loro concorrenti, di un certo vantaggio nel “convincere” i clienti domestici a rifornirsi alle loro condizioni nel mercato libero. Infatti, quasi il 60% dei clienti che rinunciano al servizio di Maggior Tutela in favore della fornitura sul mercato libero, sceglie di approvvigionarsi dal venditore che in precedenza forniva il servizio di Maggior Tutela (o da un venditore appartenente al gruppo societario del medesimo esercente).
  • In quarto luogo, si è osservato che il primo operatore del settore deteneva, relativamente al biennio analizzato, una quota di mercato prossima al 50% delle vendite a clienti finali domestici del mercato libero ed i principali tre operatori detenevano una quota superiore al 70%6. Tali livelli di concentrazione, qualora trovassero conferma anche a seguito della progressiva riduzione del numero di clienti forniti nel servizio di Maggior Tutela, potrebbero risultare critici con il dispiegarsi di una effettiva concorrenza.
  • Infine, vi sono evidenze che in media i clienti domestici che si approvvigionano sul mercato libero pagano un prezzo di fornitura maggiore di quello che pagherebbero nell’ambito del servizio di Maggior Tutela. Nel 2013, i prezzi medi rilevati nel mercato libero, con riferimento alla sola quota relativa ai costi di approvvigionamento, vendita e margine di commercializzazione, risultano superiori a quelli del servizio di Maggior Tutela di un intervallo compreso tra il 15% e il 20%.

Differenza di costi fra mercato libero e in Maggior Tutela per i clienti domestici.

Data la sua portata, questo fenomeno rappresenta un punto di attenzione non trascurabile, in quanto potrebbe essere anche sintomo di una scarsa capacità, mediamente, del cliente domestico di valutare il valore intrinseco delle diverse offerte. La situazione non potrà che peggiorare con l’eventuale abolizione del mercato a Maggior Tutela, nel luglio 2020 o successivamente, la quale farà sì che molti consumatori non abbiano alternativa ed i fornitori alzino quindi le proprie tariffe quasi di concerto.

A fronte delle criticità evidenziate, anche per i clienti domestici il mercato libero è risultato presentare un certo dinamismo. In particolare, i passaggi tra modalità di fornitura si verificano assai frequentemente; complessivamente essi hanno interessato circa il 13% dei clienti domestici nel solo 2013. In tale anno i passaggi da e verso il servizio di Maggior Tutela si sono attestati complessivamente al 5,6%, con un tasso di uscita dalla Maggior Tutela del 4,9%, ma c’è anche il fenomeno dei rientri sopra evidenziato.

Il segmento di mercato costituito dai clienti “Bassa Tensione altri usi” – ovvero piccole imprese e partite Iva –  ha presentato una situazione simile a quella già descritta per i clienti domestici, seppur con criticità meno accentuate. In particolare, nonostante il servizio di Maggior Tutela costituisca ancora la modalità di approvvigionamento prevalente, il ricorso alle forniture del mercato libero da parte dei clienti “BT altri usi” risulta maggiore: nel 2013 circa il 40% si è infatti approvvigionato sul mercato libero.

Differenza di costi fra mercato libero e in Maggior Tutela per i “BT altri usi”.

Per tali clienti, tuttavia, il dato dei rientri nel servizio di Maggior Tutela risulta significativo (e con una situazione di ricambio più accentuata dei clienti domestici), segno che sul mercato libero si sono trovati male: per ogni 4 clienti “BT altri usi” che hanno lasciato il servizio di Maggior Tutela nel 2013, uno vi è rientrato. Per questa tipologia di clienti, la struttura del mercato libero risulta essere meno concentrata sul lato offerta rispetto a quanto emerge per i clienti domestici.

Infatti, nel biennio analizzato, il primo operatore del settore detiene una quota prossima al 27% delle vendite a clienti finali del mercato libero ed i principali tre operatori una quota complessiva di poco inferiore al 40%. Tali livelli di concentrazione, qualora trovassero conferma anche a seguito della progressiva riduzione del numero di clienti forniti nel servizio di Maggior Tutela, sarebbero compatibili con condizioni di effettiva concorrenza, a differenza di quanto avviene con i clienti domestici.

Infine, la dinamicità dei clienti “Bassa Tensione altri usi” è risultata essere più intensa rispetto ai clienti domestici: nel 2013, il passaggio tra modalità di fornitura di tali clienti è stato pari a circa il 16%, risultato di un tasso di uscita dalla Maggior Tutela costante, anche se leggermente inferiore a quello dei clienti domestici (pari a 4,2% nel 2013), e di una più elevata dinamicità nel mercato libero, con un tasso di clienti che hanno cambiato fornitore sul mercato libero pari al 10,2%.

Puoi trovare maggiori informazioni sull’argomento e, soprattutto, abbattere notevolmente la tua bolletta energetica con la guida pratica alla scelta del fornitore luce e gas sul mercato libero, che puoi trovare qui. Non capisco, infatti, perché in Italia si debba continuare a pagare l’energia più che in tutta l’Europa!

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