Fine del Mercato Tutelato: prorogata al 2020

Slitta di un altro anno, a luglio 2020, e salvo future ulteriori proroghe, la fine definitiva del mercato a Maggior Tutela per l’elettricità e il gas, che avrebbe coinvolto milioni di famiglie italiane, esponendole al rischio concreto di un ulteriore aumento degli importi delle bollette con il passaggio “quasi” forzato al Mercato Libero. Ciò grazie all’emendamento del Movimento 5 Stelle inserito nel Decreto Milleproroghe n.91/2018. Il rinvio in questione è stato applaudito, oltre che da noi, anche da tutte le associazioni di consumatori, che avevano sostenuto la necessità di rinviare tale cambiamento.

Rinviata a luglio del 2020 la fine del mercato a Maggior Tutela. È quanto contiene l’emendamento del Movimento 5 Stelle (a sua volta identico a un emendamento della Lega) al decreto Milleproroghe n. 91/2018, approvato in Commissione Affari Istituzionali del Senato. La scadenza del regime vincolato con tariffe regolate dall’Autorità per l’energia, originariamente, era stata fissata per il 1° luglio 2018 e poi era già stata posticipata una volta al 1° luglio 2019 dal Decreto Legge Concorrenza.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico con deleghe all’Energia, Davide Crippa, del M5S, in riferimento all’emendamento approvato a Palazzo Madama ha dichiarato: “Vogliamo usare questo periodo di tempo concesso dal Parlamento per migliorare le condizioni per la realizzazione di un sistema competitivo che sia in grado di coniugare migliori prezzi per il consumatore con sicurezza e tranquillità delle famiglie, con contratti luce e gas chiari, trasparenti e senza condizioni vessatorie nei loro confronti”.

Tale misura, sottolinea ancora Crippa in una nota, “si è resa indispensabile considerando che, visto il precedente termine di luglio 2019, non sussistono le necessarie garanzie di informazione per i consumatori, di mercato, di competitività e di trasparenza. Lavoreremo da subito con tutti i soggetti coinvolti come Arera, Agcm, operatori del settore e Consumatori al fine di raggiungere l’obiettivo fondamentale di garantire alla collettività un mercato energetico efficiente, sostenibile e trasparente”.

Alla fine del 2017 delle 30 milioni di famiglie che avevano un contratto di fornitura elettrica, circa il 60%, vale a dire più o meno 17,3 milioni, erano ancora “coperte” dal Mercato tutelato. Nel mercato del gas la percentuale è lievemente superiore: su 20 milioni di contratti il 63%, pari a circa 12,6 milioni, era in regime di Maggior Tutela. L’Autorità si è preoccupata, in questi anni, di togliere il regime a Maggior Tutela in un Paese che non ha, da decenni, un Piano energetico, il che è un assurdo.

Il Movimento 5 Stelle aveva più volte dichiarato la propria contrarietà alla fine di questo sistema. Per il momento, comunque, la misura non viene abolita ma solo rinviata. se la liberalizzazione del mercato nasce, infatti, da un’esigenza di maggior concorrenza tra gli operatori e di più ampi margini di guadagno che possano portare a maggiori investimenti nel settore, le offerte libere già presenti sul mercato non sempre si sono rivelate convenienti, anzi per i clienti domestici sono state spesso un salasso.

Tuttavia, secondo i dati diffusi nel 2015 dalla stessa Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEGSI) – nel settore delle utenze domestiche il mercato libero è risultato essere molto più caro: cioè costava già all’epoca, in media, il 15-20% in più di quello a maggior tutela, ovvero “protetto”. La situazione non potrà che peggiorare quando l’abolizione del mercato a Maggior Tutela farà sì che molti consumatori non abbiano alternativa ed i fornitori alzino quindi le proprie tariffe quasi di concerto.

In ogni caso, se venisse abolito il regime in Maggior Tutela, vi sarebbe il rischio, per milioni di famiglie del Mercato tutelato della luce e del gas, di ritrovarsi un nuovo gestore senza averlo scelto e senza possibilità di risparmio, nonostante fosse quella la “ratio” del provvedimento: ma come vi può essere risparmio se il passaggio al mercato libero viene reso obbligatorio? E anche se l’iter per lo stop al regime di Maggior Tutela è partito nel 2015, ben poco è stato fatto per preparare gli italiani a tale passaggio.

Ma ciò che rende l’operazione di far finire il Mercato tutelato piuttosto grottesca è che quello italiano è già, tecnicamente, un mercato libero: infatti, dal 2003 per il gas e dal 2007 per la luce è possibile scegliere il proprio fornitore oppure restare nel regime in Maggior Tutela, dove l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ogni tre mesi stabilisce il prezzo. Che succederebbe ai consumatori italiani se si dovesse passare oggi al Mercato Libero perché lo impone un decreto legge?

I clienti domestici e le piccole aziende che dal regime in Maggior Tutela non passeranno al Mercato Libero riceveranno una comunicazione in cui viene confermata l’attivazione del Servizio di Salvaguardia e saranno indicate le relative condizioni applicate. Ciò può provocare parecchia confusione nelle persone poco informate, perché chi in regime di Maggior Tutela riceveva la bolletta da un dato fornitore (ad es. Enel), in regime di Salvaguardia può riceverla da una società diversa (ad es. Hera).

Anche i prezzi di vendita dell’energia per i clienti domestici e le piccole aziende sono diversi nel mercato a Maggior Tutela che verrebbe abolito e nel nuovo Mercato di Salvaguardia che lo sostituisce. I prezzi di vendita del “mercato tutelato” sono infatti stabiliti ogni 3 mesi dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e il sistema idrico (AEEGSI), che dal 28/12/17, tanto per creare un po’ di confusione aggiuntiva, ha cambiato nome in “Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente” (ARERA).

Nel regime di Salvaguardia, inoltre, il fornitore unico che fornirà il servizio di salvaguardia in una determinata regione viene scelto tramite un’asta effettuata ogni 2 anni. Dato che fra i clienti del servizio di salvaguardia vi sono anche clienti con difficoltà finanziarie o “cattivi pagatori”, il maggior rischio corso dai fornitori ha un costo. Esso viene remunerato con un sovrapprezzo a MWh, il cosiddetto “parametro W”, posto come base nelle gare d’asta indette dall’Acquirente Unico.

Dunque, per la componente energia in bolletta, nel regime di salvaguardia pagheremo un prezzo P = PUN + W. Inoltre, il parametro W è in generale differente da una regione all’altra proprio per tener conto del diverso livello del rischio suddetto, e rimane fisso fino alla nuova asta. Il suo valore attuale varia da un minimo di 16,00 €/MWh in Lombardia a un massimo di 84,79 €/MWh in Calabria. Qui di seguito potete trovare una tabella con il valore del parametro W per tutte le regioni.

La scelta di cosa fare, dunque, non sarebbe affatto facile: se non si passa al Mercato Libero si finisce nel “Mercato di Salvaguardia”, con i possibili rincari del caso. Il quadro poi è ulteriormente complicato dalla presenza delle tariffe cosiddette “PLACET” (Prezzo Libero A Condizioni Equiparate di Tutela), disponibili dallo 1° marzo 2018, destinate alle famiglie e alle piccole imprese, con condizioni contrattuali predefinite dall’Autorità ma con prezzi fissati liberamente dai venditori del Mercato Libero.

Inoltre – come se non vi sia già abbastanza confusione per il povero consumatore – ricordiamo che dal 1° gennaio 2017 i clienti possono scegliere un contratto cosiddetto “di Tutela Simile” per la fornitura di elettricità o del gas, che in sintesi prevede una durata non rinnovabile di 12 mesi con le stesse condizioni economiche della Maggior Tutela ma con la riduzione di un bonus una tantum, bonus che è diverso da fornitore a fornitore ed è applicato nella prima bolletta ricevuta.

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