Gas: conviene Mercato Libero o Tutelato?

Anche nel caso del gas, come per l’elettricità, per gli utenti aventi diritto alla “Tutela” con tariffe definite dall’Autorità per l’energia (in pratica, i clienti domestici, i condomini, etc.), il Mercato Libero si è rivelato in media più caro di quello a Maggior Tutela in entrambi gli anni 2012 e 2013 considerati nello studio redatto dall’Autorità (all’epoca AEEGSI, oggi ARERA), ad eccezione dei clienti domestici con elevati consumi. Lo spiega il documento del 2015 “Monitoraggio Retail: Rapporto annuale” di ARERA, ovvero del massimo organismo pubblico esistente in Italia sull’argomento.

Il citato Rapporto dell’Autorità per l’energia sintetizza, per gli anni 2012 e 2013, gli esiti dell’attività di monitoraggio della clientela di massa (“retail”) svolta da tale organismo nell’ambito dell’attività di regolare e sistematica osservazione delle condizioni di funzionamento del mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica e di gas naturale. Esso contiene anche delle sezioni dedicate al monitoraggio del fenomeno dei contratti non richiesti, che è stato in costante aumento negli ultimi anni.

Nel settore del gas, la struttura dell’offerta e le dinamiche concorrenziali presentano similarità e differenze rispetto al settore elettrico. Il principale elemento di differenza è che in tale settore la concorrenza tra i venditori ha luogo principalmente su scala geografica regionale o sub-regionale e non nazionale. Infatti, in entrambi gli anni considerati (2012-13), solo 4 venditori hanno quote di mercato significative in più di 5 regioni e, di questi, solo due sono presenti nella maggior parte di esse (più di 15 regioni).

Peraltro, alcuni venditori che attualmente operano in ambito locale hanno raggiunto dimensioni tali da renderne possibile l’evoluzione in operatori nazionali. Una tale evoluzione contribuirebbe a creare un mercato della vendita di gas alla clientela di massa con scala nazionale, come è attualmente il caso per il settore elettrico. Ma anche nel settore del gas naturale vi sono indicazioni che l’attività di vendita ai clienti di massa è generalmente caratterizzata da condizioni di limitata concorrenza.

Tale valutazione è corroborata, in primo luogo, dagli indici di concentrazione calcolati su base regionale, che segnalano purtroppo delle condizioni compatibili con l’esercizio di potere di mercato e la presenza di vantaggi concorrenziali per i venditori “tradizionali” o che in passato operavano come monopolisti locali (ovvero “incumbent” locali) nel territorio della regione, indipendentemente dal fatto che siano attualmente parte di gruppi societari in cui è presente anche un distributore gas.

Nel 2013, oltre il 94% dei volumi di gas dei clienti oggetto del monitoraggio (clienti domestici, condomini, clienti non domestici altri usi, attività di servizio pubblico) sono stati consegnati in regioni dove i venditori tradizionali hanno una quota di mercato complessivamente superiore al 75%, evidenziando un quadro coerente con la struttura del settore della vendita di gas naturale anteriore alla liberalizzazione, caratterizzata da una molteplicità di monopolisti locali.

Quota di mercato del gas italiano dei primi gruppi societari.

In secondo luogo, il servizio in regime di Maggior Tutela (con prezzo fissato dall’Autorità ogni 3 mesi) è risultato costituire la modalità di fornitura largamente prevalente per i clienti finali che ne hanno diritto (ovvero tutti i clienti residenziali ed i condomini con uso domestico con consumi non superiori a 200.000 Smc/annui): nel 2013,infatti, il 77% del gas consumato dai clienti domestici e il 66% di quello consumato dai condomini uso domestico è stato fornito nel servizio di Maggior Tutela.

In terzo luogo, la bassa dinamicità del mercato del gas risulta confermata, relativamente ai clienti domestici, dalla limitata varietà delle offerte disponibili nel servizio TrovaOfferte per la comparazione delle tariffe. Il numero di venditori che ha aderito al TrovaOfferte fornisce una quota di volumi domestici nel mercato libero superiore all’80%, ma il numero di offerte visualizzabili in una ricerca, sebbene in crescita, risulta pari nel 2013 a circa 15, di cui quasi tutte costituite da offerte a prezzo bloccato.

Peraltro dal confronto della spesa corrispondente a tali offerte emergono significative differenze tra la spesa massima e minima complessiva che il cliente sosterrebbe scegliendo fornitori diversi: dell’ordine, nel 2013, dell’1,9% per le offerte a prezzo variabile e del 19,5% per le offerte a prezzo bloccato (che hanno costi maggiori) rispetto alla spesa corrispondente all’offerta meno economica disponibile. Pertanto, il risparmio ottenibile cambiando fornitore del gas sarebbe davvero basso.

Infine, come accennavamo nel riassunto iniziale, il rapporto dell’Autorità sottolinea come il mercato libero sia in generale più caro di quello tutelato, come nel caso del mercato elettrico: “il confronto dei prezzi applicati nel mercato libero e nel servizio di Maggior Tutela evidenzia che, in entrambi gli anni 2012 e 2013, il ricorso al mercato libero del gas per i clienti aventi diritto alla Tutela, ad eccezione dei clienti domestici con elevati consumi, si è rivelato in media più costoso rispetto al servizio di tutela”.

L’evidente differenza di prezzi del gas fra mercato libero e Maggior Tutela.

Ovviamente, la situazione non potrà che peggiorare quando l’abolizione del mercato a Maggior Tutela farà sì che molti consumatori non abbiano alternativa ed i fornitori alzino quindi le proprie tariffe quasi di concerto, senza che i clienti finali possano reagire tempestivamente, sia per l’elevata concentrazione dell’offerta, sia per la mancanza di competenza (circa 1 un cliente su 2 non “se ne intende”) e consapevolezza circa i benefici di prezzo ottenibili attraverso il cambio di venditore.

A fronte delle criticità sopra descritte, la quota del gas fornito in regime di libero mercato per i clienti domestici è aumentata di 4 punti percentuali tra il 2012 e il 2013. Inoltre, nel 2013 oltre il 12% dei clienti domestici ha sperimentato un cambiamento delle condizioni di fornitura. In particolare, la clientela avente diritto al servizio di Tutela ha mostrato un forte incremento delle rinegoziazioni (pari, nel 2013, a 5,9% per i domestici e a 7,5% per i condomini uso domestico) rispetto ai cambi di venditore.

Inoltre, c’è stato un numero di reclami da parte dei clienti che si approvvigionano sul mercato libero superiore a quello dei clienti che utilizzano i servizi di Tutela. L’analisi mostra anche che, nel biennio 2012-13, il numero dei reclami è aumentato soprattutto nel settore del gas naturale. Ciò è confermato dalla reclamosità dei clienti finali, pari al rapporto tra il numero dei reclami e il numero dei clienti serviti, che mostra nel mercato libero tassi leggermente più elevati per il settore del gas naturale, pari nel 2013 a 2,2%, rispetto al settore elettrico, che si attesta invece al 2% nel medesimo anno.

Infine, desta preoccupazione l’elevata e crescente percentuale dei cambi di fornitore non completati relativi al settore del gas naturale: in media, nel 2013 quasi il 12% dei cambiamenti di fornitore avviati in Italia non è andato a buon fine. Le ragioni del fenomeno dovranno essere investigate ulteriormente per valutare eventuali disfunzionalità del processo di “switching” (cioè del cambio di fornitore, come viene chiamato in gergo) e la necessità di specifici interventi.

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