Se non pago la bolletta della luce e cambio gestore

Un virtuosismo, quello di non pagare la bolletta, reso più facile dalla liberalizzazione del mercato che ha portato al proliferare dei gestori di energia. Accanto ai nomi noti ecco una miriade di piccole società, circa 500. Così gli utenti morosi possono cambiare velocemente gestore prima che si attivi la procedura di recupero credito. La morosità sulla bolletta è più frequente al sud e tra le piccole e medie imprese. Tanto che, in un anno e mezzo, si è creato un “buco” pari a un miliardo di euro. Oggi l’operazione è più difficile che in passato, e comunque il credito viene recuperato con il meccanismo “Cmor”.

Il fenomeno del cosiddetto “turismo energetico” è simile a quello del “turismo telefonico”: in pratica, dopo qualche bolletta non pagata, il consumatore cambia compagnia, trovando una nuova vittima inconsapevole. Prima che arrivi il tecnico a chiudere il contatore della luce (o del gas), i clienti “furbetti” abbandonano il vecchio fornitore e passano a un’altra compagnia la quale, ignara del tranello che gli sta per essere teso, sarà convinta di avere conquistato un cliente interessante.

Cosi facendo, la vecchia compagnia energetica rimasta fregata non può certo chiudere il contatore al cliente che ora risulta allacciato con un fornitore concorrente. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi anni era diventato serissimo nel settore luce e gas a fianco dei furti sempre più diffusi di corrente elettrica, metano o acqua potabile. Secondo una stima sommaria il valore delle bollette non pagate (lo “scaduto”) si aggira in Italia in 6 miliardi di euro sul fatturato, di cui 4 nel mercato libero.

Per combattere questo problema è stato istituito, con la legge numero 129 del 2010, il cosiddetto “Sistema Informativo Integrato”, detto anche SII: una vera e propria banca dati nella quale sono contenute tutte le informazioni che riguardano i contatori elettrici e del gas attivi, le quali sono associate ai dati contrattuali e tecnici, nonché a quelli anagrafici riguardanti poco meno di 60 milioni di consumatori. Questo sistema è stato messo in atto dal 2011 ed è diventato operativo a partire dall’1 giugno 2016.

Il Sistema Informativo Integrato ha contribuito a ridurre il fenomeno delle bollette non pagate a causa del “turismo delle bollette”. In precedenza, infatti, prima di portare a conclusione del contratto come avviene ad esempio nel cambio di fornitura, il processo comportava alcuni mesi di bollette non pagate ad altro/i fornitore/i. Con il Sistema informativo Integrato, invece, per i fornitori di energia elettrica è possibile consultare in anticipo i clienti che hanno delle pendenze da dover pagare.

Il Sistema Informativo Integrato, chiesto dall’Autorità dell’energia, è stato concepito da un fisico di fama internazionale, Roberto Benzi dell’Università di Tor Vergata, ed è gestito dall’Acquirente unico (una S.p.A. pubblica controllata dal Gestore dei sistemi energetici) in quanto soggetto terzo rispetto alla moltitudine di soggetti (più di 250 distributori e oltre 500 venditori) di cui gestisce il flusso di dati. Al contempo è garantita la sicurezza dei dati e il rispetto della privacy, contenendo i relativi costi.

Il Sistema Informativo Integrato rende tracciabili tutti i consumatori di gas e luce. Con tutte le cautele sulla riservatezza dei dati sensibili, ogni cliente di energia ha una cartella “clinica” sulle sue qualità di pagatore: solertissimo, mediocre, cattivo, da evitare. Quando un’azienda elettrica o del gas avrà una proposta di contratto, vedrà le informazioni prima di subire un debitore perenne. In precedenza i morosi delle compagnie energetiche erano collocabili intorno al 15-20% del fatturato.

Il sistema centralizzato costituito dal Sistema Informativo Integrato ha sostituito il precedente metodo di comunicazione bilaterale. Esso risulta utile anche in caso di eventuali contratti non richiesti dal consumatore, grazie al “ripristino veloce” che consente di poter tornare al vecchio fornitore senza aprire contenziosi giudiziari e a patto di versare al venditore da cui si vuole recedere le spese che gli verranno comunque applicate dal distributore, ma non quelle per l’energia consumata.

Perché non c’è un danno per i consumatori onesti

La cattiva notizia, però, è che l’ARERA, ovvero l’Autorità di Regolazione per l’Energia, le Reti e l’Ambiente, ha deciso di “spalmare” fra tutti i consumatori, che sono circa 37 milioni, almeno una parte dei costi dei clienti morosi. L’Autorità dice che la misura serve a bilanciare il sistema e dà la colpa alle sentenze del Tar che hanno annullato le regole che imponevano ai gestori di energia elettrica di prestare garanzie finanziarie in favore dei distributori anche a copertura degli oneri generali di sistema.

Da parte sua l’Autorità ha spiegato che il provvedimento riguarda solo una particolare casistica e solo una parte degli oneri generali di sistema previsti per legge: “Attiene ai soli oneri generali già versati dai distributori ma non incassati da venditori a cui, a fronte della loro inadempienza è stato interrotto il contratto e che quindi non possono più operare sul mercato”. Secondo gli esperti, l’Autorità dovrebbe invece porre nuove regole per evitare l’arrivo sul mercato di venditori inaffidabili.

L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha fornito una stima di quanto potrebbe riversarsi effettivamente sulle bollette degli utenti in regola: parliamo di una cifra di circa 2 euro in un anno. Tutto è partito dopo l’emanazione della delibera ARERA numero 50/2018 del 1° febbraio 2018, un testo che riguarda le relazioni tra fornitori (le società venditrici con cui abbiamo un contratto) e distributori (i responsabili del trasporto dell’energia), e il GSE per i pagamenti degli oneri di sistema.

Contrariamente a quanto riportato da diversi organi di stampa, però, non rientrano in questo scenario i cosiddetti furbetti del “turismo energetico”, ovvero quei consumatori che vagano da un fornitore all’altro, lasciando bollette non pagate alle spalle. In questi casi, infatti, il debito pregresso, grazie a un meccanismo chiamato Cmor (o “corrispettivo di morosità”) passa nella bolletta del nuovo fornitore, che è tenuto a richiederlo per poi trasferire l’importo al vecchio fornitore a cui spetta.

Se ad esempio un cliente passa da Enel ad Eni ma con Enel ha una morosità in sospeso l’azienda può chiedere al nuovo fornitore, in questo caso Eni, di addebitare in bolletta il corrispettivo Cmor per l’eventuale mancato pagamento delle fatture degli ultimi 3 mesi di erogazione della fornitura di energia (luce o gas), ai sensi della delibera Aeeg (ARG/elt 191/09 e successive) prima abolita a seguito della sentenza del Tar Lombardia e poi successivamente reintrodotta dal Consiglio di Stato.

Puoi trovare maggiori informazioni sull’argomento e, soprattutto, abbattere notevolmente la tua bolletta energetica con la guida pratica alla scelta del fornitore luce e gas sul mercato libero, che puoi trovare qui. Non capisco, infatti, perché in Italia si debba continuare a pagare l’energia più che in tutta l’Europa!

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