Tariffa agevolata per pompe di calore: esiste sempre?

No, non esiste più. Da luglio 2014 i possessori di pompa di calore potevano richiedere l’applicazione della tariffa speciale sperimentale chiamata “D1”. Dal 31 dicembre 2016, però, non è più possibile richiedere la tariffa D1 perché l’implementazione in Italia del nuovo sistema tariffario, con l’introduzione della nuova tariffa “TD” per i clienti domestici (residenziali e non), rende equivalente la vecchia tariffa D1 alla nuova tariffa TD: viene infatti del tutto superato il criterio di progressività (che aveva giustificato all’epoca l’introduzione della tariffa D1), senza penalizzazioni per i maggiori consumi.

La tariffa D1 è stata una tariffa agevolata per le utenze domestiche (con pompe di calore) in vigore dal 1° luglio 2014 e più bassa rispetto alla tariffa BTA per le pompe di calore (che inoltre richiede la costosa installazione di un secondo contatore). L’introduzione della tariffa D1 a livello sperimentale fino al 31/12/2016 è stata il primo passo verso una riforma tariffaria, destinata a portare all’utilizzo di tale tariffa anche per altre tecnologie efficienti: auto elettriche, fornelli a induzione, etc.

La tariffa sperimentale D1 era rivolta ai clienti domestici che utilizzavano pompe di calore elettriche “efficienti” come unico sistema di riscaldamento dell’abitazione di residenza. In pratica, si intendono pompe di calore efficienti i sistemi che rispettano i requisiti prestazionali minimi di cui all’Allegato H del decreto 19 febbraio 2007 (già richiesti per accedere alle detrazioni fiscali del 55%/65%) o, in alternativa, i criteri di ammissibilità di cui all’Allegato II del decreto 28 dicembre 2012.

In pratica, dal 1° marzo 2017 non esistono più le vecchie tariffe D2 e D3, ma si ha un’unica tariffa TD per i servizi di rete: la TD si applica a tutti i clienti domestici, eliminando la distinzione tra clienti residenti e non residenti ed abolendo gli scaglioni di consumo. In precedenza, invece, erano previste tariffe (cioè costi non fissi ma variabili e proporzionali al consumo) regolate dall’Autorità e più alte per le seconde case rispetto a quelle per gli immobili dove l’intestatario della bolletta era residente.

Ricordiamo che le vecchie tariffe elettriche erano distinte in D1, D2 e D3. Ai clienti domestici normali erano applicate le tariffe D2 (se gli utenti erano residenti e la potenza contrattuale non era superiore a 3 kW) e la tariffa D3 (applicata alle “seconde case” ed a chi aveva un contatore di potenza superiore a 3 kW). Se non si vedeva in bolletta la dicitura D2 o D3, si poteva trovare la voce “utenza domestica residente” per quanto concerne le tariffe elettriche D2, e “Utenza domestica non residente” per le tariffe D3.

Le differenze fra le tariffe D1, D2 e D3 in funzione dei consumi.

A differenza delle tariffe D2 e D3, la D1 prevedeva che ogni kWh fosse pagato sempre uguale, indipendentemente dai volumi di consumo annuo. La tariffa TD è uguale per tutti i clienti domestici e variabile solo in base alla potenza del contatore. Quindi, chi dal 1° gennaio 2017  ha aderito alla D1 paga l’energia elettrica secondo la nuova tariffa TD non progressiva, che entra in vigore per tutti dal 1° gennaio 2019, con il completo superamento della “struttura progressiva” della tariffa.

Invece, come previsto dalla riforma decisa dall’Autorità per l’energia, già dal 1° gennaio 2017 i clienti domestici non residenti devono pagare circa 20 euro al mese di base, anche senza consumi, come di solito accade per gran parte dell’anno nelle seconde case, spesso abitazioni al mare o in montagna. Così non stupisce che un utente abbia segnalato di aver notato un aumento di ben 135 euro all’anno nel 2017 nella bolletta elettrica per la seconda casa, nonostante i relativi consumi siano stati bassissimi.

Nella tariffa per l’energia elettrica TD, i corrispettivi della spesa per il trasporto (servizi di rete) sono uguali per tutti i clienti domestici, mentre i corrispettivi degli oneri generali di sistema sono definiti in modo diverso tra clienti residenti (a cui verranno applicati tutti in quota energia, ossia al kWh), e clienti non residenti (ai quali vengono applicati sia in quota fissa sia in quota energia). In altre parole, sulle seconde case si pagheranno elevati costi fissi dovuti ai cosiddetti “oneri di sistema”.

Fino al 1 gennaio 2018, le componenti degli oneri di sistema (oggi ASOS e ARIM) presenti in bolletta erano ripartite nelle seguenti: A2 (oneri per il decommissioning delle centrali nucleari), A3 (incentivi alle fonti rinnovabili), A4 (agevolazioni per il settore ferroviario), A5 (ricerca di sistema), Ae (agevolazioni alle industrie energivore), As (oneri per il bonus elettrico), UC4 (imprese elettriche minori), UC7 (promozione dell’efficienza energetica), MCT (enti locali che ospitano impianti nucleari).

Con la nuova tariffa domestica TD, per le famiglie che sono grandi consumatrici di energia (almeno 3.100 kWh annui) all’aumentare del consumo di energia elettrica corrisponderà un risparmio rispetto alle bollette degli scorsi anni. Infatti, grazie alla nuova tariffazione aumentare il numero dei kWh consumati diventa meno oneroso rispetto al passato, favorendo l’acquisto di apparecchiature energivore, quali ad es. le pompe di calore ed i sistemi di ricarica delle batterie delle auto elettriche.

Tuttavia, la famiglia media italiana, che consuma 2.700 kWh annui secondo i dati Istat, è penalizzata da questa riforma tariffaria. Infatti, le utenze domestiche residenziali la cui potenza impegnata è al di sotto dei 3 kW e che dunque in precedenza utilizzavano la tariffa D2, con il passaggio alla tariffa TD subiscono un aumento standardizzato di 64 € annuali se il loro consumo è inferiore ai 1.800 kWh, che si dimezza se il consumo arriva a 2.700 kWh, che è il consumo tipico della famiglia media in Italia.

La vecchia tariffazione progressiva, introdotta negli anni ’70 dopo la crisi petrolifera, era stata concepita per penalizzare il più possibile gli sprechi. A distanza di quarant’anni, però, l’Italia rimaneva l’unico paese nell’Unione Europea che applicava una tariffa progressiva, la quale di fatto incentivava l’utilizzo di energie rinnovabili, come ad esempio il fotovoltaico e l’eolico. Andava quindi contro le lobby dell’energia, che dall’uso delle rinnovabili da parte delle famiglie non guadagnano nulla.

Gli utenti in possesso di un’auto elettrica o di un riscaldamento con pompa di calore, e le famiglie numerose (non necessariamente con basso reddito!) con la progressività in bolletta pagavano giustamente l’energia elettrica un po’ di più rispetto a nuclei familiari più piccoli (spesso più poveri) ed ai single. Ma se lo scopo era davvero ridurre il consumo di fonti energetiche inquinanti come il metano e le biomasse, non si capisce perché siano stati incentivati i grandi e inquinanti impianti a biogas e biomassa.

In effetti, non è difficile vedere come negli ultimi anni la politica energetica italiana sia stata “senza né capo né coda”, come si suol dire. Tante novità, incentivi, riforme, ma il risultato è stato solo un aumento: (1) dei costi dell’energia per la famiglia media italiana e (2) dell’inquinamento dell’aria, con conseguente aumento dei morti per cancro e per varie patologie respiratorie o cardiache legate alle sostanze tossiche immesse nell’atmosfera dalla combustione dei combustibili fossili, del biogas e delle biomasse.

Se a ciò si aggiunge che, secondo la rivista QualeEnergia, le bozze relative al decreto legge del “V Conto Energia” per il fotovoltaico circolate nel 2012 risultavano di provenienza Enel – nel senso che il relativo file risultava associato a un analista dell’Enel (che si era dimenticato di togliere il proprio nome dalle proprietà del file) – il cerchio si chiude e si capisce bene il peso che le grandi lobbies dell’energia o ad esse collegate abbiano nel determinare le scelte politiche del nostro Paese e dell’UE.

Puoi trovare maggiori informazioni sull’argomento e, soprattutto, abbattere notevolmente la tua bolletta energetica con la guida pratica alla scelta del fornitore luce e gas sul mercato libero, che puoi trovare qui. Non capisco, infatti, perché in Italia si debba continuare a pagare l’energia più che in tutta l’Europa!

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