Un indice per la Borsa del gas: PSV o TTF?

L’indice relativo ai prezzi del mercato italiano “spot” del gas è noto come indice PSV. Il mercato dell’energia “spot” consente ai produttori di energia in eccesso di individuare istantaneamente gli acquirenti disponibili per questa energia, negoziare i prezzi entro pochi millisecondi e fornire il prodotto al cliente pochi minuti dopo. Esempi di mercati spot a breve termine per il gas naturale in Europa sono il Title Transfer Facility (TTF) nei Paesi Bassi e il National Balancing Point (NBP) nel Regno Unito. L’indice dei prezzi all’hub olandese, o indice TTF, è assunto come buon riferimento del mercato spot europeo.

Il mercato del gas italiano è il terzo più grande in Europa, dopo quello del Regno Unito e della Germania. Il 40% della domanda di energia dell’Italia è soddisfatta attraverso il gas, ed il settore energetico è particolarmente dipendente da esso, dato che il 54% dell’energia elettrica è generato usando il gas. L’Italia produce solo il 10% del gas che consuma, lasciando il Paese fortemente dipendente dalle importazioni di gas tramite gasdotti e navi che lo stoccano nei pochi rigassificatori esistenti.

L’indice relativo ai prezzi del mercato italiano “spot” del gas è noto come indice PSV, acronimo di “Punto di Scambio Virtuale”. Il termine “mercato/prezzo spot” è usato in senso lato con riferimento al mercato all’ingrosso del gas di breve termine, dove vengono negoziati prodotti “a pronti” in senso stretto (ad es., prodotti giornalieri) e/o prodotti “a termine” (normalmente con consegna mensile, trimestrale, semestrale e annuale), in contrapposizione ai contratti pluriennali di importazione.

Il PSV, il cui prezzo è utilizzato come riferimento abituale per la valutazione degli andamenti del mercato, non é una vera e propria borsa, con una controparte centrale e con meccanismi di formazione del prezzo trasparenti, ma una piattaforma di scambio gestita dal GME dove si incontrano domanda e offerta degli operatori; tuttavia è l’unico mercato spot rilevante per il gas in Italia, e la 2a fonte di approvvigionamento per i grossisti dopo l’import (finanche il 30% degli acquisti dei grossisti).

In Italia, infatti, dal 2003 c’è il PSV, o “Punto di Scambio Virtuale”, un sistema elettronico di scambio e cessione della capacità di trasporto e del gas immesso nella rete di gasdotti. Gli scambi di gas al PSV sono gestiti su una Piattaforma di Scambio Virtuale gestita dalla Snam SpA, su cui si forma il prezzo all’ingrosso. Ma, a differenza di quanto avviene con il PUN sulla Borsa elettrica, gli scambi di gas al PSV assomigliano di più a scambi tra privati, per cui non esiste un vero e proprio prezzo ufficiale del PSV.

I prezzi espressi dall’indice PSV sono dunque per la consegna fisica del gas presso il punto di negoziazione nazionale, il Punto di Scambio Virtuale. Tutti i prezzi sono espressi in euro per megawattora (€/MWh), per permettere un facile confronto con i mercati del gas dell’Europa continentale e globale. I prezzi sono in genere per il gas di alta qualità. Le negoziazioni standard sono per lotti di 30 MW per il Mercato a pronti (day-ahead) e per il Mercato del mese prima (month-ahead).

Dato che anche la piattaforma P-GAS gestita dal GME non è ancora abbastanza liquida per costituire un riferimento di mercato adeguato (la scarsa liquidità del Mercato Infragiornaliero, o MI, principale mercato di approvvigionamento di Snam, si palesa nei giorni in cui Snam non interviene), il mercato italiano tende quindi a riferirsi – in linea con gli altri mercati europei – alla piattaforma TTF di Rotterdam, dove vengono negoziati i prezzi di vendita e acquisto di gas fra i maggiori player europei.

Pertanto, non deve stupire che, ad esempio, le offerte “Placet” di gas naturale – previste dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA), per i clienti domestici e le piccole imprese – prevedano un prezzo indicizzato all’indice TTF, determinato in ogni trimestre come media aritmetica delle quotazioni forward trimestrali over-the-counter relative al trimestre in questione, presso l’hub TTF, rilevate da ICIS-Heren, con riferimento al 2° mese solare antecedente il medesimo trimestre.

Il differenziale fra l’indice PSV e quelli di altre Borse europee (ad es. il famoso indice TTF olandese e l’indice austriaco) risulta essere costantemente in diminuzione del tempo.

Il gas si compra e si vende utilizzando due tipologie di contratto assai diverse tra di loro: “take or pay” (ovvero prendi o paga”) e “spot”. Gli accordi del primo tipo sono quelli prevalenti: stipulati dagli operatori all’ingrosso con le compagnie di produzione, sono caratterizzati da una lunga durata (in genere 20-25 anni) e dalla clausola che l’acquirente, in cambio della garanzia della fornitura, sottoscrive l’acquisto impegnandosi al pagamento anche in caso di flessione della domanda di gas.

I contratti “take or pay”, in pratica, nascono negli anni ’60, quando le compagnie di produzione avevano la necessità di ripagare gli investimenti fatti per la realizzazione dei gasdotti. In questa tipologia di contratti il prezzo del gas è legato principalmente all’andamento del prezzo del petrolio. Ciò perché l’utilizzo del gas, inizialmente, era legato alla sostituzione di altri combustibili derivati dall’“oro nero” (come il gasolio per il riscaldamento e l’olio combustibile per gli usi industriali e termoelettrici).

Il mercato del gas in Italia è storicamente dominato dalla società ENI, in gran parte per il suo predominio nella capacità di importazione e del suo controllo (tramite società controllate) della trasmissione, dello stoccaggio e della distribuzione sul mercato del gas italiano, oggi gestito da Snam SpA. Attualmente l’ENI esegue circa il 70% delle importazioni italiane di gas (la maggior parte delle quali tramite contratti a lungo termine) e produce l’85% del gas domestico italiano.

I contratti spot, invece, hanno una durata limitata (minimo di 7 anni), ed i loro prezzi non sono legati al petrolio, ma si basano sulla dinamica domanda-offerta, in un contesto globale in cui il gas è andato “rubando” fette di mercato sempre maggiori al petrolio e al carbone, trasformandosi da prodotto complementare a una valida alternativa. Tali contratti sono più recenti e occupano quindi uno spazio ancora ridotto nel mercato, ma tuttavia crescente, e si sottoscrivono negli hub.

Gli hub non sono altro che dei punti di snodo tra due o più gasdotti di compagnie diverse, generalmente collocati alla frontiera tra due Paesi, dove nascono centri di contrattazione e compravendita del gas che viene smistato tra i vari sistemi. I principali hub in Europa sono il National balancing point britannico, il TTF olandese e lo Zeebrugge belga, il NCG VTP tedesco e il PEG francese. Ci sono anche hub “virtuali”, non associati a snodi fisici ma ad un sistema infrastrutturale nazionale o regionale.

Negli ultimi anni, il mercato europeo del gas è stato caratterizzato da significativi cambiamenti. In particolare, si è assistito per la prima volta a un forte sviluppo dei mercati spot in Europa, che hanno registrato – soprattutto a partire dal 2009 – delle condizioni di prezzo spesso più favorevoli rispetto a quelle sottostanti ai tradizionali contratti di lungo termine, grazie ad una serie di congiunture concomitanti che hanno interessato sia il lato dell’offerta, sia il lato della domanda.

Inoltre, a partire da novembre 2011, ma soprattutto dopo il picco invernale del febbraio 2012, per quanto riguarda il mercato spot, il differenziale tra il prezzo della Borsa italiana (PSV) e quello nelle altre Borse europee è risultato costantemente in diminuzione, grazie alla prima applicazione transitoria, presso il punto di entrata di Tarvisio, di modalità che consentono l’accesso alle capacità di trasporto non utilizzate su base day-ahead e dunque facilitano gli scambi con l’hub austriaco di Baumgarten.

Il grafico seguente mostra l’andamento del prezzo di un contratto storico indicizzato ai prodotti petroliferi (come riferimento sono stati assunti i valori riconosciuti dall’Autorità ARERA per la materia prima gas nella componente “Quota Energia”delle condizioni di maggior tutela) e quello dei prezzi all’hub olandese TTF, assunto come buon riferimento del mercato spot europeo. I prezzi non comprendono gli eventuali costi di trasporto internazionale da/per l’hub o dal punto di consegna contrattuale del gas.

Confronto fra la componente energia della bolletta del gas nel regime a maggior tutela regolato dall’Autorità e il prezzo del gas rappresentato dall’indice TTF della Borsa olandese, assunto come buon riferimento del mercato spot europeo.  (fonte: AEEG, Platts)

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